Idrogeno: la giusta via del futuro

Posted by fernando | Posted in Chimica-Fisica, Scienza-Ricerca | Posted on 02-08-2009

Idrogeno,la giusta via del futuroIl combustibile alternativo ottenuto dall’idrogeno, potrebbe avere una “via italiana“, basata su acqua e laser. I nostri scienziati sono riusciti ad ottenere idrogeno da acqua, carbonio e azoto bombardato da un laser. Le condizioni per realizzare questo processo sarebbero legate all’alta pressione. Gli studiosi hanno dimostrato che, aggiungendo all’acqua monossido di carbonio e azoto e colpendo il tutto con un raggio laser a pressione di 1000 atmosfere, si produce idrogeno.

Il procedimento è in fase di studio ed è molto promettente. Intanto dall’Europa arrivano circa 140 milioni di euro per la ricerca sull’idrogeno. Circa 70 da parte della Commissione Ue e altrettanti da parte di una sessantina di aziende europee. L’obiettivo è anticipare di 2-5 anni la diffusione delle nuove tecnologie all’idrogeno, prevista tra il 2010 e il 2020, accelerare l’ingresso sul mercato di batterie ecologiche per automobili e strumenti elettronici e di fare dell’Europa un continente all’avanguardia nelle tecnologie pulite.

Per questo dalla Commissione Ue è stato emesso un bando di ricerca tra pubblico e privato, il cui budget totale ammonta a un miliardo di euro da investire entro il 2014. I gruppi di ricercatori interessati hanno tempo fino al 15 ottobre 2009 per partecipare alla gara. Le proposte vincenti saranno selezionate entro il marzo dell’anno prossimo.

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Invecchiamento: la proteina HIF, l’Alzheimer e la Corea di Huntington

Posted by fernando | Posted in Biologia, Chimica-Fisica, Scienza-Ricerca | Posted on 07-05-2009

Rallentare l'invecchiamento dal verme all'uomoLa reazione protettiva delle cellule di condizioni di scarsità di ossigeno, denominata risposta ipossica, è stata studiata approfonditamente in un verme nematode da un gruppo di ricercatori dell’Università di Washington (UW). Si è così scoperto che esso è
in grado di vivere più a lungo se il suo corredo genetico permette alle cellule di avviare la risposta ipossica anche in condizioni di ossigenazione normali. Inoltre,
non solo il verme vive più a lungo, ma è anche relativamente meno esposto all’accumulo di proteine tossiche via via che l’animale invecchia.

L’aggregazione di proteine tossiche, ha spiegato Matt Kaeberlein, docente di patologia della UW, viene riscontrata anche negli esseri umani, nel cervello di persone affette dalla malattia di Alzheimer o dalla Corea di Huntington e in numerose altre patologie degenerative che colpiscono in particolare nella vecchiaia.

Per questo motivo, la definizione dei meccanismi cellulari in grado di prevenire l’accumulo di tali proteine in un organismo semplice può consentire di individuare, anche nel caso dell’essere umano, nuovi bersagli terapeutici per patologie devastanti.

La scoperta è venuta durante l’analisi dei meccanismi grazie ai quali la restrizione dietetica è in grado di rallentare l’invecchiamento dei vermi nematodi, come già dimostrato in molte altre specie quali le mosche o i topi. Lo stesso gruppo di Kaeberlein aveva dimostrato in passato una correlazione inversa tra la restrizione calorica e l’aggregazione di proteine tossiche proprio nel nematode.

Con sorpresa, tuttavia, gli esperimenti di genetica hanno mostrato che la risposta ipossica è correlata alla longevità secondo meccanismi fisiologici differenti sia rispetto alla restrizione dietetica sia rispetto alla risposta insulinica. “Resta in piedi l’ipotesi – ha commentato Kaeberlein – che i meccanismi che ora vediamo come distinti possano rivelarsi il frutto di un unico processo fisiologico più profondo, ma per questo dobbiamo attendere i risultati degli studi futuri.”

Il fattore chiave che controlla la risposta ipossica è denominato HIF, a sua volta regolato da una proteina nota come VHL-1, che “etichetta” le HIF che devono essere distrutte dai meccanismi cellulari. Questo sistema mantiene spento il processo della risposta ipossica in condizioni normali.

Ibridando questi vermi con quelli incapaci di produrre la VHL-1, i ricercatori sono riusciti a indurre la persistenza dell’HIF anche in presenza di sufficienti livelli di ossigeno, constatando come tale condizione determinasse una sopravvivenza maggiore del 30 per cento rispetto al normale.

Gli autori sottolineano inoltre come i meccanismi della risposta ipossica siano molto ben conservati dai nematodi all’uomo, il che lascia ben sperare per la possibilità, un giorno, di rallentare l’invecchiamento anche nell’essere umano.

fonte:  lescienze.espresso.repubblica.it
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Una nuova medicina: la medicina rigenerativa

Posted by fernando | Posted in Biologia, Chimica-Fisica, Scienza-Ricerca | Posted on 06-05-2009

medicina rigenerativaLa medicina rigenerativa è quella branca che si occupa di strategie terapeutiche finalizzate alla riparazione di tessuti del corpo umano danneggiati da eventi traumatici o da malattie che provocano la distruzione o la disfunzione permanente di parti dell’organo colpito. In questi ultimi anni, grazie proprio agli studi sulle cellule staminali, la medicina rigenerativa ha avuto un grande sviluppo, anche nel settore delle cosiddette “ricerche di base”, intendendo con questo termine quegli studi sperimentali che si propongono di chiarire i meccanismi molecolari alla base dei processi biologici mediante i quali le cellule svolgono le loro funzioni.
Per quel che riguarda le cellule staminali, la ricerca si sta adoperando per dare risposta ad alcuni importanti interrogativi in gran parte non risolti, tra cui la possibilità di individuare gli stimoli che le spingono a cambiare “volto” e a diventare cellule completamente diverse per poter sostituire il tessuto danneggiato.
La comprensione di questo processo, che prende il nome di differenziamento cellulare, rappresenta oggi per il ricercatore uno dei principali scogli da superare, specialmente quando tale processo è riferito all’apparato cardiovascolare. Sono passati solo sei anni dalla rivoluzionaria pubblicazione sulla rivista Nature del gruppo del professor Piero Anversa di New York che, con grande stupore di tutti, annunciava che il cuore infartuato poteva essere rigenerato mediante applicazione, e successivo differenziamento, di cellule staminali provenienti dal midollo osseo. Questa grande scoperta ha dato impulso a numerose ricerche per comprendere e migliorare le condizioni che possono portare al completo successo della terapia rigenerativa a livello cardiaco. Purtroppo, però, aldilà di questi primi incoraggianti risultati, non si è ancora trovata una strategia che, a partire dalle cellule staminali, ridia al cuore infartuato la possibilità di contrarsi efficientemente e in maniera tale da garantire a tutti i distretti del corpo un’adeguata perfusione sanguigna. Il cuore, infatti, a differenza di altri organi, è estremamente esigente, consuma molta energia e richiede un livello di specializzazione strutturale tale da rendere veramente arduo questo compito richiesto alle cellule staminali.

È questa quindi la grande sfida per i ricercatori del settore: manipolare le cellule staminali in modo da ottenere cellule cardiache mature, funzionanti e in grado di stabilire tra loro contatti e rapporti tali da sviluppare sinergicamente una forza propulsiva che garantisca ininterrottamente l’erogazione di quasi diecimila litri di sangue ogni giorno!

Cellule staminali:intervista al direttore della Beike Europe

Il Sig. Gianni Demarin, direttore della Beike Europe, parla dell’impiego di cellule staminali in Cina, per la cura di malattie neurodegenerative come la sclerosi multipla (e del perché non lo fanno parlare in televisione).

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Soluzione orale di reidratazione per diarrea: Necessaria più ricerca sulle nuove formulazioni.

Posted by fernando | Posted in Chimica-Fisica, Scienza-Ricerca | Posted on 19-04-2009

mortalità infantile

La diarrea acuta è una causa importante della morte infantile in paesi in via di sviluppo. I bambini sono curati con la soluzione orale di reidratazione (ORS), che è data per contribuire a sostituire il liquido perso ed ad impedire ulteriore disidratazione. Mentre le formulazioni di ORS contengono tradizionalmente lo zucchero ed il sale, le nuove formulazioni che sono state provate sostituiscono lo zucchero con i polimeri contenenti zucchero da riso, da frumento, da sorgo e da mais.

Un problema con le soluzioni a base di zucchero di ORS è che lo zucchero attivamente ricava l’acqua dal corpo, rendendo la diarrea più aggressiva. Lo zucchero è inoltre presente soltanto per un periodo ridotto prima che sia usato o svuotato. Al contrario, i polimeri liberano lentamente lo zucchero, diminuendo la sua capacità di causare la disidratazione e fornendo una fonte di energia lunga e a basso livello - la cosiddetta “glucosio-batteria”.
Gli esami sono stati incentrati sulla sperimentazione in 27 bambini, cinque adulti e due in entrambe. Hanno incluso insieme 4.214 partecipanti ed hanno indicato che ORS polimero-basato ha ridotto il tempo che i pazienti del colera hanno sofferto di diarrea. ORS Polimero-basato inoltre ha fatto diminuire la necessità di dare a pazienti il liquido endovenoso confrontato alle soluzioni del zucchero-sale di concentrazione precedente e più alta, ma la prova era limitata per il confronto con meno soluzioni saline concentrate che attualmente sono raccomandate.

“Sono necessarie più prove che confrontano le formulazioni polimero-basate di ORS alla formula corrente”, dice il ricercatore Germana Gregorio, che lavora al dipartimento della pediatria dell’Ospedale Generale filippino all’università delle Filippine.
Come Gregorio precisa, tuttavia, le formulazioni polimero-basato sono meno pratiche da preparare. “L’ORS Glucosio-basato (formulazione corrente) richiede soltanto la mescolanza del contenuto di un sacchetto con acqua bollita, mentre il riso, il frumento, il mais e le patate sono più faticosi da preparare”. “Inoltre in paesi umidi devono essere consumati in alcune ore per evitare la contaminazione batterica”.

fonte www.sciencedaily.com
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Nuova tabella periodica e vuotoquantomeccanico

Posted by fernando | Posted in Chimica-Fisica, Scienza-Ricerca | Posted on 17-04-2009

Per gli appassionati di fisica atomica

6 video del del seminario sul vuoto quantomeccanico di

Massimo Corbucci

massimo corbucci e il vuoto quanto meccanico

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Massimo Corbucci e il vuoto quanto meccanico

Posted by fernando | Posted in Chimica-Fisica, Scienza-Ricerca | Posted on 16-04-2009

corbucciSapevate che un italiano nel 1978, ha in parole povere riscritto la tabella periodica degli elementi? “Seeeh…E sapevi che l’inventore del water si chiamava Vaterapesca?” :D A me è capitato quasi per sbaglio di imbattermi in Massimo Corbucci (in rete). Non riuscivo a crederci,figuratevi mio parde ch’è un chimico! ”Gli atomi sono involucri di un baratro senza fondo”; l’affascinante vuoto quantomeccanico sarebbe secondo Corbucci la porta invisibile che collega ogni atomo allo spazio infinito,oltre i confini dell’universo,al tutto.

Tutto ciò potrebbe spiegare il paradosso gravitazionale della caduta a differente accelerazione di metalli diversi; Corbucci propone la gravità non più come forza ma come effetto di una comunicazione tra gravi, nei tunnel del Vuoto Quantomeccanico stesso.

Sul sito www.bioenergyresearch.com viene narratao questo agghiacciante esperimento:

Più di 20 anni fa, tra Roma e Ginevra fu fatto un esperimento, sul quale incredibilmente la Comunità scientifica ha steso un velo di copertura, per mancanza di spiegazioni su come fosse potuto accadere un certo fenomeno: furono presi due elettroni appartenenti allo stesso shell elettronico di un atomo di Elio. Il primo elettrone rimase a Roma e il secondo fu portato a Ginevra. Di ognuno veniva tenuto sotto misurazione lo SPIN. L’osservatore a Roma vide inspiegabilmente invertirsi lo SPIN. Chiese chiarimenti a Ginevra ottenendo la risposta che era stato girato lo SPIN dell’elettrone locale e alla fine gli sperimentatori si accorsero che ogni variazione di SPIN si riproduceva a distanza, in modo immediato. Dover ipotizzare che gli SPIN elettronici erano correlati per effetto di un mediatore, il quale si spostava da Roma a Ginevra e viceversa, ad una velocità superiore a quella della luce, suscitò un tale disappunto, che l’esperimento fu “archiviato” e mai discusso in sede scientifica.

Una notizia talmente sconcertante che viene da chiedersi: << Ma sicuro che non mi stanno prendendo per il c…? >> Vorrei tanto incontrare Corbucci….

Fonte www.bioenergyresearch.com

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